Partire Tutte le idee

Non ti serve un socio tecnico

Cedere il 40% dell’azienda per una cosa che si compra a dodicimila euro è un pessimo affare.

Da otto mesi cerchi un socio tecnico. Hai parlato con due persone, una era interessata e poi è sparita, l’altra voleva il 50%. Intanto l’idea è ferma esattamente dov’era.

La cosa che nessuno ti ha detto è che probabilmente non ti serve.

Fai il conto di cosa stai cedendo

Mettiamo che il tuo progetto sia un’applicazione web e che la prima versione, tagliata bene, costi dodicimila euro. È una cifra plausibile: le fasce reali per questi progetti stanno in homepage.

Adesso mettiamo che il socio tecnico voglia il 40%, che è una richiesta normale per chi entra come cofondatore.

Se fra tre anni l’azienda vale centomila euro, quel 40% sono quarantamila euro. Se ne vale cinquecentomila, sono duecentomila. Hai pagato dodicimila euro di software con una quota che, se le cose vanno bene, ne vale dieci o venti volte tanto. Se le cose vanno male, non hai risparmiato niente: hai solo un’azienda che non funziona di cui possiedi il 60%.

C’è un secondo costo, meno evidente e più fastidioso. Un socio al 40% ha voce in capitolo su tutto: sul prezzo, sui clienti, su quando smettere. Hai comprato del codice e ti sei portato in casa un veto permanente su ogni decisione.

Un socio non è un fornitore che paghi dopo

Il malinteso è tutto qui.

Un socio si prende per condividere un rischio lungo, e la parola importante è lungo: perché farà quel lavoro per anni, perché nei mesi in cui non entrano soldi resta lì lo stesso, perché la sua testa serve nelle decisioni, non solo nelle mani.

Un fornitore si prende per fare una cosa definita, in un tempo definito, a un prezzo definito. Poi finisce, e non ti deve niente. Se quello che ti serve è la prima versione del software, stai descrivendo un fornitore. Chiamarlo socio non cambia il lavoro: cambia solo quanto lo paghi e per quanto tempo continuerai a pagarlo.

Prova a fare questa verifica prima di qualunque discorso sulle percentuali: scrivi cosa farà quella persona nei dodici mesi dopo la consegna della prima versione. Se la risposta è «la manutenzione, ogni tanto», non è un socio. È un contratto di assistenza, e costa una frazione.

C’è anche un motivo pratico. Chi accetta il 40% di un’idea in cambio di sei settimane di lavoro, molto spesso, lo fa perché non ha di meglio. Le persone tecniche brave hanno alternative, e la prima cosa che ti chiedono non è la percentuale: è se hai clienti.

Cosa ti serve davvero al posto suo

Tre cose. Nessuna delle tre richiede di cedere quote.

Saper descrivere il problema. Non come si risolve: il problema. Chi lo vive, quante volte al giorno, quanto tempo o quanti soldi costa, cosa fanno oggi per rimediare. Questa parte non la può fare un socio tecnico al posto tuo, perché la conosci solo tu. Se ti sembra difficile, i passi in ordine stanno in ho un’idea per un gestionale, da dove parto.

Qualcuno che traduca. Serve una persona che trasformi le tue frasi in decisioni tecniche e ti faccia le domande che non ti sei fatto: cosa succede se il cliente annulla, chi vede i prezzi, cosa importiamo dello storico. È un lavoro di poche giornate, si compra, e non ha bisogno di essere per sempre.

Un documento che ti renda libero. Questa è la vera protezione. Dieci pagine che dicono cosa fa il software, chi lo usa, cosa resta fuori, quante giornate servono e quanto costa. Con quel documento in mano puoi chiedere tre preventivi confrontabili, puoi cambiare fornitore a metà strada senza ricominciare da capo, e nessuno ti tiene in ostaggio perché «solo lui sa come è fatto». È esattamente il blueprint e costa 500 euro, cioè una frazione insignificante di qualunque quota societaria.

Aggiungiamo la condizione che rende vero tutto il resto: il codice e gli accessi devono essere tuoi, scritti nel contratto. Server, dominio, repository, chiavi dei servizi esterni. È l’unica cosa che ti separa dal caso descritto in cosa fare se il fornitore sparisce a metà progetto, che è la situazione in cui cercare un socio tecnico d’urgenza diventa davvero l’unica via.

Le tre scorciatoie che ti proporranno, e cosa costano

Mentre cerchi, ti capiteranno davanti queste tre. Sembrano tutte più economiche del fornitore. Nessuna delle tre lo è.

L’amico che lo fa la sera e nei weekend. Costa zero e va avanti a strappi: due settimane buone, poi un mese di silenzio perché al suo lavoro vero c’è una scadenza. Non puoi sollecitarlo, perché non lo stai pagando, e non puoi licenziarlo, perché è un amico. I progetti fatti così non finiscono quasi mai, e quando finiscono non li mantiene nessuno.

Lo stagista o il neolaureato che «impara facendo». Il codice esce, funziona anche, finché non arriva la prima cosa storta: i dati da migrare, i permessi, il pagamento che va a buon fine solo a metà. Lì servono cicatrici che nessuno può avere dopo sei mesi. Il costo non è lo stipendio, è che poi qualcuno deve rifare il pezzo.

L’agenzia che ti chiede quote invece del compenso. Sembra un segnale di fiducia. Nella pratica significa che diventi uno dei loro dieci progetti, e riceverai la loro attenzione in proporzione a quanto quelle quote sembrano promettenti quel mese. Preferisci sempre una fattura: crea un obbligo con una data.

Il filo comune è che pagare poco all’inizio significa quasi sempre non avere nessuna leva quando serve. Una fattura, per quanto sgradevole da firmare, è la cosa che ti fa richiamare il lunedì mattina.

Se poi il tuo caso è che stai per lasciare un posto fisso per fare questa cosa, il conto va rifatto tutto: quanto ti resta da vivere, quante settimane hai davvero, cosa puoi permetterti di sbagliare. Ne parliamo in da dipendente a fondatore, le prime quattro settimane.

Quando un socio tecnico serve sul serio

Non è mai una cattiva idea in assoluto. Ci sono tre casi in cui è la scelta giusta, e vale la pena riconoscerli.

Il prodotto è la tecnologia. Se quello che vendi non è un servizio con del software dentro, ma proprio il software, e il vantaggio sta in come è fatto, allora quella competenza non può stare fuori. Un fornitore ti costruisce quello che gli chiedi; non ti inventa il motivo per cui il tuo prodotto è migliore di un altro.

C’è ricerca vera da fare. Se nessuno sa ancora se la cosa è fattibile, non stai comprando giornate: stai finanziando tentativi. Nessun fornitore serio ti fa un prezzo fisso su una cosa che potrebbe non funzionare, e giustamente. Lì il rischio va condiviso, e condividere il rischio è precisamente cosa fa un socio.

Il ciclo è lungo e la manutenzione è continua. Se il software cambia tutte le settimane per anni, avere quella competenza dentro casa a un certo punto costa meno che comprarla ogni volta. Attenzione all’ordine, però: quel punto arriva dopo che il prodotto esiste e ha clienti. Ed è molto più facile convincere qualcuno a entrare in un’azienda che funziona che in un’idea raccontata al bar.

L’ordine giusto è al contrario di come lo stai facendo

Stai cercando prima il socio e poi i clienti. Prova a girarlo.

Costruisci la versione più piccola, quella che un cliente pagherebbe. Falla usare a due o tre persone vere. A quel punto hai qualcosa che nessuna presentazione può sostituire: dei fatti. Se in quel momento ti serve ancora una persona tecnica stabile, la cercherai da una posizione completamente diversa, con dei numeri da mostrare e senza doverla implorare.

E se invece scopri che l’idea non regge, l’avrai scoperto avendo speso dei soldi che sono finiti. Non avendo regalato una fetta permanente di qualcosa che ancora non esisteva.

Otto mesi di ricerca di un socio sono otto mesi in cui l’idea non ha incontrato nessuno. È il costo più alto di tutti, e non compare in nessun preventivo.