Partire Tutte le idee

La versione più piccola che qualcuno pagherebbe

Per ogni funzione una domanda sola: se questa non c’è, il primo cliente paga lo stesso?

La lista delle cose che il software deve fare è arrivata a quarantadue righe. Le hai scritte tu, in tre sere, e ognuna ti sembra necessaria.

Non lo sono. Ed è una buona notizia, perché quarantadue righe sono un progetto da rimandare, mentre otto righe sono un progetto che parte il mese prossimo.

Quelle otto righe hanno un nome inglese, MVP, che nei convegni sta per un sacco di cose e nella pratica ne significa una sola: la versione più piccola per cui qualcuno tira fuori i soldi. Non un prototipo. Non una demo. Una cosa che funziona, che ha un cliente vero, e che quel cliente paga o usa tutti i giorni.

Perché non è «una versione ridotta»

C’è un fraintendimento che costa caro. Ridurre non vuol dire fare tutto a metà: vuol dire fare poche cose intere.

Un gestionale che gestisce gli ordini per bene, e basta, è una prima versione. Un gestionale che gestisce ordini, magazzino, fatture e trasporti tutti al 40% non è una prima versione: è un cantiere in cui non si può lavorare. La differenza non è filosofica, è che nel primo caso lunedì mattina qualcuno lo usa e nel secondo no.

Quindi il taglio si fa per funzioni intere, mai per qualità. Fuori una funzione tutta, o dentro tutta.

La domanda che taglia

Prendi la tua lista e passala riga per riga con una domanda sola:

Se questa cosa non c’è, il primo cliente paga lo stesso?

Se la risposta è sì, la riga esce dalla prima versione. Non viene cancellata: va in un elenco a parte, che chiami «dopo», e che riguarderai fra sei mesi quando saprai molto di più.

Se non sai rispondere, hai scoperto qualcosa di più utile della risposta: quella funzione non l’ha chiesta nessuno, l’hai immaginata tu. Trattala come un no finché un cliente non ti smentisce.

Se la risposta è no, cioè senza quella cosa il cliente non paga, allora resta. E controlla che si tratti di un cliente vero con un nome, non del cliente ipotetico che ti sei figurato: sono due persone diverse e la seconda ha sempre esigenze più complicate.

Fatto questo passaggio su quarantadue righe, di solito ne restano fra sei e dieci. La prima volta fa impressione. La seconda volta ci si abitua.

Cosa esce quasi sempre

Dopo un po’ che si fa questo esercizio, si notano le stesse funzioni uscire dalla lista quasi ogni volta.

Il pannello con le statistiche. È la cosa che tutti chiedono e che, nei primi mesi, non guarda nessuno. Ha anche un problema logico: per fare grafici utili servono dati, e i dati arrivano usando il software. Il pannello ha senso quando c’è qualcosa da guardarci dentro, cioè dopo.

I ruoli multipli. Alla prima versione ci lavorano spesso tre o quattro persone che si conoscono. Un solo tipo di accesso, tutti vedono tutto, va benissimo per cominciare. Attenzione però: se fra quelle persone c’è chi non deve vedere i costi o i dati di qualcuno, allora il ruolo non è una funzione in più, è un obbligo. Vale anche per i dati personali di terzi.

L’app da installare sul telefono. Costa fra 15.000 e 60.000 euro e in tantissimi casi non serve: se il lavoro si fa in ufficio davanti a un computer, una pagina web che funziona anche sul telefono fa lo stesso mestiere a una frazione. Se il dubbio è proprio questo, c’è un test da quattro domande in app o sito, come si decide.

Le personalizzazioni per il secondo cliente. Questa è la più subdola. Mentre costruisci per Rossi, pensi che poi lo venderai anche a Bianchi, e allora chiedi che tutto sia configurabile. Configurabile costa il doppio di fisso. E Bianchi, che ancora non hai, quasi sempre vorrà una cosa diversa da quella che avevi previsto. Costruisci per Rossi. Adatterai quando Bianchi esisterà.

Gli automatismi che sostituiscono trenta secondi. Se una cosa oggi la fai a mano in mezzo minuto due volte al giorno, automatizzarla può costare giornate. Rimandala.

Cosa non si taglia mai

Ci sono tre cose che non sono funzioni: sono il pavimento. Se un fornitore te le presenta come voci opzionali per farti scendere di prezzo, è il momento di preoccuparsi.

Che i dati non si perdano. Copie di sicurezza automatiche, fatte davvero, e almeno una prova che si riescono a rimettere dentro. Un software che perde un mese di ordini non è una prima versione incompleta: è un danno.

Che si acceda in sicurezza. Ognuno il suo accesso, password serie, e la possibilità di togliere l’accesso a chi se ne va. Non è un lusso ed è anche un obbligo, se dentro ci sono dati di persone.

Che si possa correggere un errore. Qualcuno inserirà l’ordine sbagliato il primo giorno. Deve poterlo sistemare senza telefonare a nessuno. Un software che non permette di tornare indietro genera la peggior forma di lavoro doppio: il file parallelo dove le persone tengono la verità.

Ne aggiungiamo una quarta che non è tecnica: sapere chi chiami quando non funziona, ed entro quando ti risponde. Che sia scritto nel preventivo. Il resto della lista di controllo prima di firmare sta in sette domande prima di firmare un preventivo.

Quanto costa una prima versione fatta così

Dipende dal tipo di progetto, ma l’effetto del taglio si vede sempre nella stessa direzione: sposta il preventivo verso l’estremo basso della fascia. Un gestionale sta fra 8.000 e 40.000 euro; la differenza fra i due estremi non è la bravura di chi lo fa, è quante cose gli hai chiesto. Le fasce complete sono in homepage, e da cosa dipende il punto esatto lo spieghiamo in quanto costa un software su misura.

C’è anche un effetto sul tempo, che conta quanto i soldi. Una prima versione tagliata bene si vede funzionare in settimane, non in trimestri. E un progetto che si vede funzionare presto è un progetto che non muore di stanchezza.

Il rischio opposto: quando hai tagliato troppo

Esiste anche l’errore contrario, e va detto perché a furia di tagliare ci si arriva.

Il segnale è uno solo, ed è facile da riconoscere: le persone continuano a tenere il vecchio file a fianco. Se il magazziniere apre il gestionale nuovo e poi si segna comunque le cose su Excel, la prima versione non è piccola, è incompleta. Manca un pezzo che serve tutti i giorni.

Il secondo segnale è il lavoro doppio all’ingresso: dati che vanno inseriti due volte, una nel software nuovo e una nel sistema che non hai collegato. Quel collegamento sembrava una funzione tagliabile e non lo era.

Quando succede, la correzione è veloce, perché il software c’è già e sai esattamente cosa manca. Il costo vero di aver tagliato troppo è qualche settimana di malumore in ufficio, non un progetto perso. Il costo di aver tagliato troppo poco, invece, sono mesi e migliaia di euro spesi su funzioni che nessuno apre. Fra i due errori, sbaglia dalla parte del troppo poco.

La prima versione serve a scoprire di aver capito male

Questa è la parte che non si dice volentieri.

Qualunque cosa costruirai, la userai e scoprirai che due o tre cose importanti le avevi immaginate diverse. Il campo che sembrava obbligatorio è vuoto nel 40% dei casi. Il passaggio che avevi progettato in tre schermate, le persone lo fanno in una. La funzione su cui avevi discusso mezza giornata non la apre nessuno.

Non è un fallimento del progetto: è il progetto che funziona. È la prima volta che l’idea incontra la realtà, ed è l’unico momento in cui puoi ancora correggere a poco prezzo.

Ecco perché la versione piccola non è una versione povera. È la versione che ti permette di sbagliare quando sbagliare costa dodicimila euro invece di quaranta, e quando cambiare strada significa rifare due settimane di lavoro invece di otto mesi.

Chi costruisce tutto subito non si risparmia lo sbaglio. Se lo compra solo più caro, e più tardi.